Intervista a Gennaro Fusco

Gennaro Fusco intervista PAM Photo Art Market

10 anni di sofferenze e la fotografia come una porta per la salvezza

Che studi hai fatto?

Licenza media

Quali giochi preferivi nell’infanzia e da ragazzo?

Le costruzioni con i mattoncini, avevo diversi tipi di costruzioni, il meccano, amavo anche i giochi fatti per strada con le figurine dei calciatori, con le biglie, con la palla e quando ero costretto a stare a casa per il maltempo mi piaceva leggere, disegnare e dipingere.

Quali sono le esperienze personali che credi abbiano definito la tua personalità?

Quando avevo cinque anni ho avuto l’epatite che mi paralizzò tutti i muscoli. Non potevo neanche deglutire, questa malattia causò danni irreparabili attaccando irrimediabilmente due ghiandole vitali: La tiroide e l’ipofisi. In pratica il mio sviluppo ormonale fu rallentato e questo mi causò altri problemi con annesse patologie e rischiai anche di morire. Dopo circa dieci anni passati inutilmente tra ospedali e studi medici conoscemmo un bravo medico che mi mandò a Zurigo e lì in due giorni mi fecero tutti gli accertamenti necessari trovando la giusta terapia per me.

Credi di aver subito qualche tipo di trauma, nel bene o nel male, che ti ha portato ad intendere la fotografia in un certo modo?

Per moltissimi anni sono stato prigioniero in casa dall’ansia depressiva causata da attacchi di panico, avevo paura di ammalarmi e più precisamente delle malattie invernali, avevo paura del freddo e di contrarre malattie dal contatto umano. Quando ero molto disperato chiedevo aiuto ai medici e mi propinavano i soliti antidepressivi o calmanti, ma io non ne ho fatto mai uso, volevo combattere con le mie forze anche se questo significava soffrire tremendamente. Quando gli attacchi erano fortissimi il malessere era insopportabile, mi sentivo stringere alla gola, sentivo il battito del cuore accelerato, avevo un fortissimo dolore al petto e allo stomaco e respiravo a fatica. Il malessere mi piegava in due e le gambe si paralizzavano. La mattina quando mi svegliavo prendevo due gocce di: “Echinacea angustifolia”. Nonostante le mie difficoltà ero irrequieto perché avvertivo l’irrefrenabile desiderio di uscire e di scattare foto, potrei dire che la fotografia mi ha spronato ad avventurarmi lontano da casa, sia di giorno che di sera, con il freddo e con la pioggia. Dopo che varcavo la soglia di casa avvertivo una salutare pace.

Quali libri leggevi da ragazzo e quali oggi? Il libro o una canzone che ha cambiato la tua vita?

Ho letto “Passaggio a sud-est” un viaggio lungo i canali dalla Francia ai paesi bassi, “20.000 leghe sotto i mari”, “Moby Dick”. Preferisco principalmente libri di avventura.

Un libro che ho letto tre volte è: “La bellezza in fotografia” di Robert Adams del quale ne ho fatto un oggetto di studio; “Lo specchio vuoto” di Ferdinando Scianna, “Finzioni” di Jorge Luis Borges anche questo libro continuo a spulciarlo di frequente, “Lettere contro la guerra” di Tiziano Terzani. Attualmente sto leggendo il “Breviario di estetica” di Benedetto Croce, “IL NEGATIVO” di Ansel Adams, “A occhi aperti” di Mario Calabresi.

Possiedi un gatto o un cane? Vuoi raccontarci il rapporto che hai con lui?

Avevo una coppia di tartarughe di terra. La femmina mori in poco tempo e mi dispiacque tantissimo. Mentre il maschio è ancora vivo ed è nel mio giardino da tantissimi anni, gli sono affezionato anche se è un animale un po’ schivo ma quando gli porto l’anguria fresca è felice, spalanca la bocca e con voracità si mangia tutta l’anguria.

Quali sono per te i film che dovrebbe vedere un fotografo?

Per me in ogni film c’è fotografia. Quando guardo un film provo una bella emozione quando riesco a scorgere in una scena una bella foto secondo i miei gusti.

Pensi che nella tua ricerca visiva ci sia

Mistero, è un gioco, nascondo ai fruitori la realtà dell’oggetto ritratto. Penetro dentro l’immagine per trasformarla in elementi dotati di un’inaspettata vitalità. L’immagine è il mio mondo e difficilmente svelo i miei arcani misteri.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Ho iniziato fotografando con lo sguardo paesaggi naturali che scorrevano al di là di un finestrino di un treno, nel febbraio del 1975, durante il mio primo viaggio in treno, da Napoli a Zurigo. Il finestrino nel corridoio era per me il mirino su cui le immagini dei paesaggi e delle città scorrendo una dopo l’altra rimanevano impressionate nella memoria come istantanee.

Quali fotografi/artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Silvestro Cedola, fotografo del National Geographic incontrato di persona più volte; Mario Giacomelli, Luigi Veronesi, Luca Castellano incontrato di persona più volte.

Cosa cerchi di cogliere ed esprimere attraverso la fotografia?

Attraverso la fotografia cerco di cogliere particolari che apparentemente non si rivelano, mostrando in maniera inusuale oggetti a prima vista insignificanti ma dotati di quella poesia un po’ nascosta e misteriosa. La fotografia per me è esperienza soggettiva ed intima nella quale cercare il mio senso.

Cos’è per te la bellezza?

La bellezza è qualcosa di indefinibile, non è qualificabile. Troviamo la bellezza nella bibbia, alla fine di ogni cosa creata Dio disse <<è cosa buona e bella>>. La bellezza è qualcosa legata alle emozioni personali, mi è capitato quando sono salito sul tetto del convento dei Camandoli ed ho potuto spaziare con lo sguardo ovunque a perdita d’occhio fino all’orizzonte e con gioia ho esclamato <<che bello!!>>, sentivo un impulso forte dentro di me, come una commozione. Lo stesso mi è successo quando dall’alto ho visto la piana grande di Castelluccio, il panorama dalla Torre Eiffel, sulla cima del Sasspordoi m2800, quando ho visto nascere i miei nipotini. Se la bellezza è il vero fine dell’arte, come oggi credo, la bellezza che mi interessa è quella della forma, sinonimo della coerenza e della struttura sottese alla vita: Robert Adams.

Arte e fotografia. Secondo te qual è il confine, se c’è, nella fotografia affinché possa essere considerata arte.

L’arte non potrà mai definire pienamente la luce. Fotografiamo con la luce, ma in effetti è il contrasto tra luce e ombra che realizza pienamente gli spazi e la tridimensionalità delle superfici. La fotografia era considerata nel passato arte minore, oggi la fotografia conquista sempre più la denominazione di opera artistica nobile. Per me tutte le forme di espressione create dal genio umano possono definirsi arte.

Descrivi un mondo migliore.

Il mondo migliore è quello su cui tutti i giorni si posa il mio sguardo. Posso riuscire a descrivere un mondo migliore solo guardando meglio il mondo che ho davanti. La fotografia è lo strumento che mi è stato donato per dare il mio contributo.

Nel tuo Pantheon immaginario di artisti o fotografi eccellenti, chi c’è? Perché?

Sebastiao Salgado. Amo i suoi progetti fotografici perché il suo sguardo sul mondo e il suo modo di raccontare anche attraverso il documentario “Il sale della terra” mi ha commosso profondamente. Quando ho visitato la sua mostra “Genesi” al Pan, ho provato emozioni che non avevo mai provato, dentro di me oltre alla gioia per tanta bellezza espressa attraverso i suoi scatti, ho provato anche dolore che ha scavato un profondo solco nella mia anima.

Secondo te chi è il tipo di persona che acquista le tue foto al PAM?

Un collezionista, uno che ama la fotografia, o un altro artista.

Cos’è per te il PAM?

Non so ancora definirlo ma una parola l’ho imparata: Mercato.