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GrauZONE

L’ombra è la traccia effimera dell’esistenza. È la testimonianza dei movimenti e delle stasi. Ho tentato di fissare queste tracce e, rivedendole, ho notato che creano un mondo particolarissimo, vivente di per sé, fatto di dinamismi sconosciuti e ostinati silenzi. Il grigio e il nero danno ai movimenti un carattere totalizzante che ne concentra la comprensione, pure sfuggente, in un’unica immagine senza toni, senza sfumature. É l’ombra dunque, un richiamo onnipresente, disperato e profetico, a ciò che veramente siamo, a ciò che saremo. Ombre che gli antichi credevano di riconoscere se ad esse  artificiosamente aggiungevano la parola. Parola carica di falsi auspici, di false profezie ma anche di ricordi veri. E credevano che esse si trovassero negli inferi, luogo oscuro dove, per farsi riconoscere, diventavano luce.
È in questo mondo di luce sotterraneo che va colto il capovolgimento concettuale che ora, finalmente, mi appare chiaro: noi siamo l’ombra vivente della nostra immagine.  

Mauro Cangemi

Di professione architetto, nel 1978 scopre l’Arte della fotografia attraverso lo studio delle poetiche dei grandi maestri. Trascorre tantissime ore della sua adolescenza ad osservare la luce sui muri, nelle strade, nei vicoli, sui volti ed altrettante ore in camera oscura. Visita innumerevoli mostre e cammina tanto con la sua inseparabile fotocamera. Solo nel 2000 approda al digitale. Predilige l’uso della reflex, senza alcun automatismo ad eccezione del solo controllo esposimetrico della luce. Utilizza quasi sempre la tecnica dell’iperfocale ed ha una naturale predisposizione per la fotografia pittorica e surreale.

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